San Casciano dei Bagni: il borgo che rinasce tra acque termali e fonti di vino

Tra terme millenarie e scoperte archeologiche uniche, San Casciano dei Bagni rinasce oggi anche come destinazione enologica, tra nuove “fonti di vino” e ospitalità d’autore

 

Quattro anni fa, mentre il mondo era attraversato da incognite sul futuro, a San Casciano dei Bagni si scavava nel passato e affioravano le prime straordinarie scoperte archeologiche destinate a fare il giro del mondo. Da allora, questo angolo di Toscana ai confini con il Lazio e l’Umbria è assurto agli onori della cronaca non solo come sito archeologico di eccezionale valore, ma come uno dei più importanti centri per lo studio della medicina antica del Mediterraneo. E ora anche di promozione enologica.

Duemila anni di salute… e ora si brinda “alla salute!”

Qui, tuttavia, la vera ricchezza non risiede soltanto nel vino delle colline – che privati e istituzioni stanno promuovendo al pari delle più famose denominazioni toscane, attraverso nove produttori del posto – ma l’acqua. Un’acqua termominerale che sgorga naturalmente a 41 gradi e che da oltre duemila anni ha proprietà terapeutiche riconosciute. «Queste acque sono curative. Lo erano, lo sono e continueranno a esserlo» – spiega il direttore degli scavi, l’archeologo Emanuele Mariotti. «Non si tratta di suggestione – aggiunge – ma di una continuità storica documentata: etruschi e romani si immergevano in queste vasche per trattare patologie croniche delle vie respiratorie, reumatismi e infertilità. San Casciano dei Bagni si configurava così come un luogo di sanità pubblica ante litteram. Con circa 40 sorgenti, tra cui il celebre Bagno Grande, l’intera valle rappresentava un sistema termale diffuso, frequentato senza distinzione di rango: da imperatori e senatori, ma anche schiavi e liberti, accomunati dagli stessi bisogni salutistici».

 

Nel cuore sommerso della storia, un sito archeologico irripetibile

La svolta, per San Casciano dei Bagni, è arrivata nel 2020, quando, in piena pandemia, hanno preso avvio gli scavi. L’intuizione risaliva però al 2018, quando alcune indagini preliminari avevano segnalato un’area promettente. Il Comune decise quindi di investire sull’operazione, dando avvio a un progetto destinato a rivelarsi straordinario. E a fare il giro del mondo. A cinque metri di profondità sono tuttora visibili vasche in travertino di epoca romana, costruite su strutture ancora più antiche. L’acqua affiora ovunque, con una portata di circa dieci litri al secondo. «Scavare in queste condizioni è estremamente complesso – precisa Mariotti – «è come sfogliare un libro al contrario, con le pagine bagnate, instabili, difficili da separare. Eppure proprio l’acqua si è rivelata, alla fine, l’elemento che ha reso unico questo sito: ha conservato, protetto e restituito intatti reperti che altrove sarebbero andati perduti. Un ritrovamento così – sentenzia – non accadrà mai più».

 

Il santuario dell’acqua: tesori e misteri riemersi

Dalle vasche è affiorato infatti un patrimonio di inestimabile valore: centinaia di bronzi, oltre diecimila monete e statue fino a un metro di altezza. Tra i reperti più suggestivi ci sono ex voto anatomici, raffiguranti parti del corpo offerte come ringraziamento per la guarigione, ma anche monili preziosi come anelli e ambre. «Il sito – precisa ancora l’archeologo Emanuele Mariotti – si è rivelato un santuario dedicato alla divinità dell’acqua, Fons Caldus in latino e chiamata in etrusco Flere Avens. Nel cuore più sacro, il sancta sanctorum, non si accedeva per il bagno: lì venivano deposte le offerte, poi sepolte secondo rituali ancora in parte misteriosi. Un culto che aveva attraversato i secoli, accogliendo grandi famiglie etrusche e imperatori come Tiberio e Claudio. Accanto alla dimensione religiosa e terapeutica, il complesso svolgeva anche una funzione sociale. Le terme erano – come del resto sono rimaste – luoghi di incontro e intorno al santuario esisteva un sistema di accoglienza e ospitalità per i pellegrini, che richiama l’origine stessa della parola “ospedale”».

 
San Casciano dei Bagni: il borgo che rinasce tra acque termali e fonti di vino

Dall’acqua al vino: il ritorno del passato e la nuova identità turistica del borgo

Oggi quel mondo antico è riemerso con una forza narrativa senza uguali. I reperti hanno già compiuto un lungo percorso espositivo in Europa: dal Palazzo del Quirinale a Roma, alla James Simon Galerie di Berlino, dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli a quello di Aquileia, registrando ovunque il tutto esaurito. È ora attesa la realizzazione di un nuovo museo nel centro del borgo di San Casciano, precisamente al Palazzo dell’Arcipretura, destinato a diventare un punto di riferimento internazionale. Va da sé che San Casciano dei Bagni non è soltanto un sito archeologico: è una destinazione bellissima e panoramica in cui passato e presente dialogano attraverso l’elemento primordiale dell’acqua, ma promette anche di scommettere sui produttori di vini autoctoni, che sono stati presentati a fine marzo alla prima edizione di un evento che si è svolto alla Casina delle Rose del resort termale Fonteverde e che è stato intitolato – e come sennò? – “Fonti di Vino”.